Marta Germani

Hawaii

Hawaii

terra di Aloha

Quando siamo atterrate a Honolulu, mi è venuto da ridere: per anni le Hawaii le avevo messe in quella categoria di posti che sembrano troppo lontani per essere veri. Un po’ come quando da bambina guardavo i cartoni — tipo Mago Merlino— e c’erano quelle isole che spuntavano dal nulla, irraggiungibili, con la magia addosso.

E invece eccole lì: vere. Con l’aria calda e salata, e quel profumo dolce che non sai bene se siano fiori o crema solare… o tutte e due insieme.

Honolulu è un mix strano e perfetto: palme, grattacieli, surf ovunque, e il mare che sembra finto da quanto è “giusto”. E tu che pensi: ok, ci siamo davvero.

Viaggiatrice tra le palme a Honolulu con cielo chiaro e atmosfera tropicale

Honolulu

Waikiki e l’applauso al tramonto

Appena arrivate abbiamo fatto la cosa più automatica del mondo: controllare tutto.
Orari, mappe, valigie, “da dove si esce?”, “dove si mangia?”, “quanto dista?”.

Poi ci siamo rese conto di una cosa: venivamo dall’Australia, quindi niente jet lag classico. Stessa ora, solo che qui era un giorno prima. Una sensazione stranissima, come se ti avessero regalato 24 ore e tu non sapessi bene cosa farci.

La prima sera siamo finite a Waikiki.
Il sole era lì, all’orizzonte, la spiaggia sembrava infinita e la gente era seduta a guardare come se fosse un evento. E in effetti lo è: quando il sole sparisce dietro l’oceano, parte davvero un applauso. Un applauso non “da show”, ma alla meraviglia: a quel pezzo di cielo che ogni sera, puntuale, mette in scena lo stesso spettacolo e riesce comunque a sorprenderti.

In quel momento ho pensato che qui certe cose non sono solo belle: sono proprio abitudini condivise.

Da Honolulu a Maui

45 minuti e una scelta

Il volo da Honolulu a Maui dura tipo 45 minuti.
Una manciata di tempo. Decolli, guardi giù, e sei già quasi arrivata.

Sotto c’era l’oceano infinito e poi, a un certo punto, le isole: piccole, verdi, ferme in mezzo al blu come se qualcuno le avesse appoggiate lì con delicatezza.

Maui per noi non era “una tappa”: era una scelta precisa.
Perché mia sorella si chiama Maura. E sì, lo so: Maui non è Maura, ma il suono è così vicino che noi ci abbiamo costruito sopra un’idea bellissima: festeggiare il suo compleanno proprio lì.

Non è stata una coincidenza. L’abbiamo fatto apposta.
Con quell’idea un po’ romantica e un po’ scema che ti viene quando sei felice: se esiste un’isola che le assomiglia nel nome, allora quel compleanno si fa su quell’isola.

E quando siamo arrivate mi è venuto spontaneo dirlo come lo direbbero qui: Aloha, Maura.

Maui

dove la natura fa sul serio

Maui è fatta di contrasti: strade che si arrotolano tra montagne verdissime, spiagge scure, vento caldo, acqua trasparente. E quella luce che cambia di continuo, come se il cielo stesse provando versioni diverse della stessa giornata.

È un posto che ti viene voglia di guardare davvero — non per collezionare foto, proprio per imprimerti le cose.

E poi ci sono loro: le tartarughe.
Vederle lì, così tranquille, così “a casa”, è stato uno di quei momenti che ti azzerano i pensieri per qualche secondo. Ti fermi e basta. E ti sembra incredibile che una cosa del genere possa essere normale.

Eppure, tra tutte le cose viste, ce n’è una che si è presa il primo posto senza nemmeno chiedere permesso.

Palme alte in controluce al tramonto a Honolulu, Oahu

Haleakalā

l’alba alla Casa del Sole

Siamo partite che era ancora buio.
Non nel mood mistico: nel mood “ho sonno, perché lo stiamo facendo?”.

La strada sale, sale, sale. Curve, buio, e più sali più cambia tutto: temperatura, aria, rumore. Arrivi su e ti prende quel freddo che non ti aspetti alle Hawaii. Mani gelate, faccia gelata, persone con giacche pesanti (io ne ricordo una blu), thermos in mano, come se fosse un campeggio d’alta quota.

E poi aspetti.

All’inizio non succede niente.
Poi ti accorgi che il cielo sta cambiando piano: dal nero al viola, dal viola al rosa, dal rosa a un arancio leggerissimo… e poi oro.

E lì capisci perché Haleakalā viene chiamato la Casa del Sole: non perché suona poetico, ma perché lì il sole non “sorge”. Arriva. Come se entrasse nella stanza.

Quando spunta, non è una frase fatta: ti zittisce davvero.
Ti fa sentire piccola nel modo giusto. Non insignificante. Solo ridimensionata. E stranamente più leggera.

Maura mi ha guardata e ha sorriso.
E io ho pensato che, se dovessi scegliere un modo per festeggiare qualcuno che ami, lo farei così: portandolo in un posto che ti ricorda quanto è prezioso essere vivi.

Tramonto su Haleakalā a Maui Cielo all’alba su Haleakalā Panorama vulcanico di Haleakalā Vista dalle alture di Haleakalā Alba da Haleakalā, Maui

Aloha

natura, rispetto e parole che restano

Una cosa che mi è rimasta addosso delle Hawaii è lo spirito: la gentilezza, il rispetto, e quella sensazione che la natura non sia uno sfondo ma una presenza con cui convivere. Lo capisci in piccole cose, nel modo in cui le persone parlano e si muovono, senza teatralità.

Qui “Aloha” non suona come un semplice ciao: è più un modo di arrivare agli altri con calma, con cura. E “Mahalo” non è il grazie automatico che dici per educazione: è un grazie detto davvero, che ti fa venire voglia di rispondere con lo stesso tono. Poi c’è “ʻOhana”, che torna fuori spesso e ti fa capire subito che la famiglia, qui, non è solo sangue: è appartenenza, è chi ti sta vicino, è chi ti scegli.

Non te lo spiegano. Lo incontri. E a forza di sentirlo, ti entra addosso anche a te.